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  • El Pincha Uvas

Vidigulfo - Barcellona 1227 km - La sintesi

Ho deciso di fare un unico pezzo riassuntivo del viaggio a Barcellona. Impossibile spiegare tutto.

Chi vorrà conoscere bene tutto, potrà offrirmi una birra e chiacchiereremo per ore di qualunque cosa.


Mi chiedono:


Sei contento di avere pensato e portato a termine questa avventura?

E' una delle cose più meravigliose che io abbia mai fatto. Indescrivibilmente bella e profonda.


Che cosa ti ha lasciato?

Commozione, colori, odori, caldo, stupore, incontri, lingue, cibo, paesaggi, affetto.


Ti sei mai pentito o hai mai pensato di non farcela?

No. Mai. La fatica c'è stata. Ovvio che c'è stata! Ma è stato un percorso fantastico. Potevo fermarmi, o accelerare. Riposare o tirare come un matto. Potevo fare una foto o non farla. Parlare con chi incontravo. O con me stesso. Ero libero. Ma non solo. Quasi 100 persone mi seguivano nel gruppo whatsapp del viaggio.


Ogni giorno c'è stato qualche aneddoto, qualche avventura, qualche piccola difficoltà da superare.

Ho pedalato in Italia, Francia e Catalunya. Ho pedalato su asfalto, ciclabili, sterrati, strade di montagna, erba e sabbia.


L'ultimo giorno ho ricevuto una canzone che sarà per me la colonna sonora del viaggio. Ascoltarla e leggere il testo mi fa ripercorrere tutto. E' pazzesco che c'è chi pensa a me ascoltandola.


Il primo giorno, il 10 luglio 2021, ho dormito con un topo in camera.


Il secondo giorno ho patito per salire al Sestriere e Monginevro. C'era un caldo folle. Ma quanto mi sono goduto il piatto di ravioli casalinghi a pranzo?



Il terzo giorno ho scalato il mitico Galibier, un amico mi ha scritto cose molto toccanti, durante la giornata un ciclista mi ha spinto su una salita per darmi una mano senza che io chiedessi nulla. Alla sera ho dovuto elemosinare una scarna cena al b&b perchè non ho trovato un ristorante/bar aperto. Dopo 171 km e 2200 mt di dislivello ho mangiato una scatoletta di tonno, un pomodoro, due formaggini e una pesca. Praticamente nulla. I miei figli, Anna, Teudis e Jordi mi seguivano sempre quasi in "live", e le videochiamate quotidiane con loro sono state fantastiche.



Il quarto giorno, dopo una colazione folle, mi hanno postato nel facebook ufficiale di un comune francese, ho attraversato un canyon paradisiaco, ho pranzato in casa di un ciclista di nome Vincent con cui ho pedalato insieme per due ore, ho visto chilometri di campi i lavanda, ho dato da mangiare ad una volpe e ho raggiunto lo storico Mont Ventoux, dove dei ciclisti mi hanno fatto delle foto perché stupiti dal mio viaggio, e dal quale sono sceso con 5 gradi di temperatura pensando di morire dal freddo.




Il quinto giorno ho bevuto il caffè ad Avignone, ho visto una corrida di Tori in una pizza della Provença, ho pranzato una meravigliosa crepe salata in un paesino sperduto, ho raggiunto il mare, ho fotografato i cavalli selvaggi in Camargue, mi sono divertito pedalando davvero forte di sera su una ciclabile nel lungomare e ho dormito in un b&b un pò particolare in cui c'era un Groucho Marx in ceramica, di misura reale all'ingresso.



Il sesto giorno ho pedalato con un ragazzo algerino che mi ha raccontato la sua vita, mi hanno offerto della droga nel luogo dove ho pranzato, ho trovato una strada chiusa che mi ha fatto allungare il percorso di circa 20 km, ho bucato in mezzo ad una palude indescrivibile e ho visto luoghi meravigliosi.

E la sera, wow, il mio amico Carles mi aveva lasciato delle scritte di incitamento all'inizio del Coll de Banyuls, sulla frontiera con il mio Paese. La mia famiglia mi aspettava in cima. In salita, al buio, ad un certo punto ho visto una torcia in mezzo alla montagna. Mia sorella, cognato e nipotino erano lì ad aspettarmi e mi salutavano con la luce. Urlavamo di gioia tutti. In cima al porto avevano riempito gli alberi di palloncini, il pavimento di scritte e fatto un cartello gigante con scritto "Benvenuto a casa". Non li vedevo da due anni per il Covid. Brividi e pelle d'oca, che ho anche ora che scrivo. Mio nipote di 7 anni ha pedalato gli ultimi 10 km con me, di notte, con la sua bici nuova. Pedalava orgoglioso e fiero di se e dello zio.



Il settimo giorno, il 16 luglio 2021, sono partito per l'ultima tappa. Ho fatto colazione con Emma. Bellissimo. E mi hanno raggiunto a sorpresa Josep, Lourdes con i figli e Maria Rosa. L'hanno fatto seguendo la mia posizione dal gruppo whatsapp. Avevamo già programmato di vederci nei giorni successivi ma hanno voluto abbracciarmi dal vivo durante l'ultima tappa. Ho pranzo con mio cugino a Girona. Tutto commovente.


In questa ultima tappa ho visitato i miei genitori al cimitero. Mio papà a Figueres. Mia mamma a Sant Hilari Sacalm, suo paese natale. Ho allungato il percorso di circa 70 km e 1300 mt di dislivello per salutarli. Da loro ho pianto. E tanto.

E' stato commovente chiudere questa esperienza salutandoli e ringraziandoli.


Sono arrivato alle 00:30 a Barcellona.

Felice. Molto felice. E mia zia mi ha accolto con un abbraccio materno.


Ho pedalato in solitaria per 7 giorni, 1227 km e una media al giorno di 175 km e 1545 mt di dislivello.


I limiti spesso sono nella nostra testa.

Ho scalato montagne pazzesche.

Ho pedalato per tante ore e per tanti chilometri.

Ho visto paesaggi, fatto incontri con persone, mangiato cose nuove. Ho parlato tante lingue.

Ho superato la strada un metro dopo l'altro, al mio ritmo, con uno sguardo positivo e costruttivo, e sono arrivato dappertutto.

La testa ci mette i limiti. O ce li sposta in avanti.

Io sono cambiato.

Ho capito molte cose.

Ero solo. Ma mi sono sentito amato da chi mi vuole bene come poche volte mi è accaduto.

Sposta il tuo limite.

Segui il tuo sogno.

In solitudine o in compagnia.

Ma non tarparti le ali. Aprile. E vola.

Il bello ti attende. Tutto è possibile.


Io sto già pensando a due prossimi viaggi.

Quando si incontra il bello non lo si vuole perdere.





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