ICE
- El Pincha Uvas

- 30 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Agenzia federale istituita nel 2003 dopo gli attentati dell'11 settembre, la United States Immigration and Customs Enforcement (ICE) agisce come branchia del Dipartimento per la sicurezza interna (DHS), con compiti che spaziano dal controllo delle frontiere interne al contrasto al crimine transnazionale.
Vedo video di bambini arrestati mentre tornano dalle scuole elementari.
Uno aveva un cappello blu con le orecchie giganti.
È un bimbo, cavolo, un bimbo di cinque anni!!
Anche io, da piccolino, avevo un cappello che raffigurava un orsetto. Era marrone, di pile, con delle piccole orecchiette.
Ai bimbi piace indossare qualcosa che richiami i loro giochi preferiti o i loro supereroi di riferimento.
Ricordo di aver regalato ai miei figli un orologio di Ben Ten. Ogni tanto lo nominiamo ancora.
Ora, in alcuni posti, essere bambini è paragonato a un elemento di pericolo da arrestare e mandare via.
Oggi ho visto un video di un adolescente sudamericano arrestato dopo essere stato buttato per terra nella neve, mentre urlava in spagnolo, piangendo:«¡Soy legal! ¡Yo soy legaaaal!».
Penso che il travestimento lo indossi ogni agente dell’ICE, non i bambini.
Non siamo in questo mondo per rinchiudere bambini di cinque anni.
Com’è possibile tutto ciò?
L’altro giorno hanno ucciso un infermiere disarmato che si opponeva a tutto ciò.
È stato raggiunto da almeno cinque colpi. Cinque. No, non è stato uno sparo partito per caso. È stato voluto.
Come siamo arrivati a tutto ciò?
Da una parte non è più permesso dire nulla: tutto viene ritenuto scorretto o fuori luogo da qualcuno. Dall’altra parte, invece, sembra che tutto valga e tutto sia permesso.
Come siamo arrivati a tutto ciò?
Ogni fine giustifica i mezzi?
Amici miei, che leggete questo blog, io penso di no: non vale tutto.
Il mondo è fatto di cicli, ma stiamo andando davvero verso luoghi che non potranno lasciare un mondo piacevole ai posteri.
Possiamo far chiudere l’ICE? No, siamo pesci troppo piccoli in mezzo al mare.
Possiamo fare azioni quotidiane per difendere chi è in difficoltà o chi ha bisogno? Sì, questo possiamo farlo.
Possiamo condividere con i nostri giovani un modo differente di guardare il mondo?Sì, va fatto raccontando, coinvolgendo, facendo insieme.
In alcuni posti dove lavoro vedo che si saluta le persone in base alla loro gerarchia nell'organigramma.
Sei in alto? Ti saluto sorridendo e felice.
Sei in basso? Allora quasi nemmeno ti guardo.
Lo vedo. L'ho vissuto.
Iniziamo a cambiare noi.
Così non va bene.
Le poche volte che vado in albergo, se la stanza in ordine e profumata, lascio sempre un biglietto per chi pulisce e lavora nell'ombra. E' solo un piccolo gesto. E' solo un piccolo biglietto destinato a una persona che non vedrò mai in viso.
Ma mi è sempre piaciuto immaginarmi la scena e il sorriso di chi leggerà il biglietto.
E' una piccola attenzione. Mi costa poco. Ma che bello deve essere per chi deve sistemare la stanza per il cliente successivo?
Non possiamo cambiare il mondo.
Ma possiamo salutare per nome chi ci fa il caffè al bar, ad esempio.
Possiamo accogliere chi ha un accento diverso.
Possiamo abbracciare chi arriva da posti lontani.
Ice, fai paura.
Ma io ancora fiducia nelle persone. Non me la toglierete.
E soprattutto, ho in mente giovani potenti, che possono cambiare tutto partendo dal loro piccolo.
Ho fiducia in loro.
Noi "vecchi" facciamo vedere loro modi belli. Diamoci da fare!





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