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  • El Pincha Uvas

Ricchezza

In questi giorni ci sono gli europei di calcio.

Tutti abbiamo visto quanto potere ha Cristiano Ronaldo.

Basta che sposta due bottiglie di Coca-Cola in conferenza stampa e la Coca-Cola perde 4 miliardi di Euro.

I giornali scrivono cifre spaventose come se fossero noccioline.


Si parla di Sergio Ramos, l'ex capitano del Real Madrid, che a qualche squadra ha chiesto 20 milioni di Euro alla firma più altri 35 milioni per due anni di contratto.


Venerdì, mentre iniziamo una nuova gita col Camper, i miei figli mi dicono che il fondatore di Amazon guadagna una cosa come 3.000 euro al secondo.




Si parla di tanti argomenti con i miei tre raggi di sole.


E mentre lo facciamo ricordo delle cose.

Ricordo studenti universitari che hanno macchine che mai mi potrò permettere. Alcune forse costano come casa mia.

Ricordo persone che indossano abiti che costano quanto un'intera vacanza con i miei figli.

Ricordo e vedo tante cose. Ogni giorno.


Ci sono diversi mondi nel nostro stesso mondo.

Ci sono tanti mondi che si incrociano. E altri mondi che restano sempre distanti.

Il mio mondo non è quello della ricchezza basata sui soldi o sul potere.

Vorrei vivere più sereno e non avere l'ansia del fine mese.

Non credo che Cristiano Ronaldo o il sig. Amazon sappiano di cosa parlo.

Ma va bene così.

La mia ricchezza la cerco altrove.



Ho visto tanta gente vivere per lavorare.

Gente, vecchi colleghi, amici o parenti che hanno abbandonato la propria vita pur di inseguire una carriera.

E poi, da vecchi, tutti (dico tutti!) si sono pentiti di non aver vissuto in modo diverso.


Mio papà è stato uno di questi.

Lui era in primis il direttore della banca.

Poi era marito, padre, figlio, fratello e molto altro.

Ma prima di qualunque cosa era il direttore della banca.


Mille volte ho vissuto discorsi come questo:

Io: "Papi, ma oggi devi ancora lavorare?".

Lui: "Teudis, lo vedi il pezzo di carne che mangi o la maglietta che indossi? E' tutto pagato dalla banca. Dobbiamo tutto alla banca".


Una sera, verso la fine della fase terminale della sua malattia ha parlato con me e mia sorella.


"Mi scuso con voi. Ho sbagliato. Ho sbagliato a scegliere le priorità. Mi sono perso la vita dei miei figli. Posso dire che quasi non vi ho visto crescere. E ora mi pento profondamente. E purtroppo so che non potrò vedervi diventare adulti. E so che non avrò l'occasione di poter conoscere i miei nipoti. Perdonatemi ragazzi".


Aveva bene in mente che cosa avrebbe cambiato della sua vita se avesse potuto farlo.

Ma non ne aveva il tempo. La malattia l'ha portato via dopo pochi mesi.


E' stato un duro momento.

Quella sera abbiamo pianto tutti insieme.

Io avevo 23 anni.


Quella sera mi ha insegnato qualcosa che porterò nel cuore per sempre.

Mi ha insegnato che si può sbagliare.

Mi ha insegnato che si può chiedere scusa.

Mi ha insegnato che si può imparare molto dalla vita degli altri. Anche da quella del tuo amato papà.



Io voglio fare bene ciò che mi è chiesto di fare. Anche quando sono al lavoro.

Ma non voglio dovermi pentire come hanno fatto mio papà e tanti altri.

Voglio essere anche un buon dipendenti, ma anche un bravo papà, un buon amico, un appassionato di tante cose, un bevitore di spritz, il miglior "fratello a distanza del mondo".

Voglio essere anche tante altre cose.


Io non farò perdere 4 miliardi alla Coca-Cola come Cristiano, non guadagnerò mai 3.000 euro al secondo come il sig. Amazon ne potrò chiedere 20Meur alla firma di un contratto come Sergio Ramos.

So che ogni mese dovrò continuare a pensare alla riga in basso del conto corrente.

Ma va bene così.


Mio papà mi ha insegnato che la ricchezza si trova altrove.

Lui l'ha capito troppo tardi.

Ma quella sera, nella sua umiltà nel chiedere scusa, mi ha educato me per sempre.


Io voglio godermi tutto.

E voglio essere ricco più che posso.

Ma a modo mio.


E tu???


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