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Ratatouille

Anno 1992. E '93, 94, 95, 96 e 97.

Ne avevo 14, 15, 16, 17, 18 e 19.


A quattordici anni si è ancora giovani.

Mio papà si era appena separato. In quei momenti in casa eravamo io e lui. Lui ha dovuto imparare a cucinare e a lavare i vestiti (non vi dico quante cotolette fritte mi ha fatto cenare, quante mie felpe sono diventate taglia xxsss o quante mutande rosa ho indossato...).


Anno 1992. E '93, 94, 95, 96 e 97.

Ne avevo 14, 15, 16, 17, 18 e 19.



In quegli anni imparavo a crescere. Come tutti. Ma più in fretta. Io imparavo a conoscere mio papà e lui me. Tempi complessi. Ma belli. Ci hanno forgiato tutti.

Anche mia sorella. Ma a lei non piace comparire quindi evito.

(Lei, dopo mia figlia, è la donna che più amo in questa vita. E' una stella, un rifugio).


In quei anni in cui tutto mutava qualcosa mi colpiva tutte le mattine: un bellissimo bonsai sulla finestra della cucina.

Mio papà non sapeva ne cucinare ne lavare. Figurarsi curare le piante. Ma quel bonsai è sempre rimasto lì. Vivo. Quasi per miracolo.



Quando mio papà è mancato nel 2001 ho voluto portarmi quel bonsai nella mia casa di Milano. Purtroppo da 23 enne rimasto un pò disorientato non me ne sono mai curato e dopo pochi mesi, nonostante averne sopportato di ogni in passato, il bonsai è morto.


Questa cosa mi è rimasta nel cuore per anni.


Teudis Figlio e Teudis Padre in vacanza nel '96. Ora io sono anche un Teudis Padre e c'è un altro Teudis Figlio

Nei primi mesi di quest'anno, quando ho iniziato a lasciare la mia impronta nel mio nido e sopratutto a seguire la bellissima luce che emanano i miei tre piccoli raggi di sole ho deciso di comperare un nuovo bonsai. L'ho fatto all'Ikea, mentre faticavo a scegliere alcuni accessori per la mia nuova e bella casettina.


Quel bonsai, dopo poco tempo, ha perso le foglie e non si è più ripreso.

Ho comperato quel bonsai come segno della mia nuova rinascita. Ed è morto. Non ho saputo curarlo. Ma col piffero che poteva finire lì. La storia mica finiva lì!


Quasi tre mesi fa ho comperato un nuovo bonsai con mia figlia Anna.

Quel giorno ho fatto un sacco di domande alla commessa. Volevo (voglio) sapere come prendermene cura. Ho chiesto. E mi sono messo anche a guardare i siti di giardinaggio su internet.


Ora so che i bonsai si innaffiano per immersione. Ora so più o meno i luoghi in cui metterli e quando dare loro da bere e quando no.


In questo momento, alle ore 00:18 di un giorno qualunque, ho finito di potare il mio nuovo bonsai, che vive rigoglioso ed è bellissimo. E' quasi commovente.


Gli ho tolto le foglie in eccesso, gli ho dato una forma, l'ho coccolato come ciò che è:

- Lui è me;

- Lui è "le mie vite";

- Lui è il ricordo di mio papà e di mia sorella.


Non sono pazzo.

Potarlo mi ha fatto sentirmi come Anton Ego, il critico del film Ratatouille, che dopo essere stato il più temuto in tutti i ristoranti è stato folgorato da un semplice piatto di verdure cucinato da un topolino che lo ha fatto viaggiare nel più profondo dei suoi ricordi.


Ratatouille. Ecco cosa ha fatto con me il bonsai.
Ratatouille. Ecco cosa mi provoca spesso il mio "Fai da te".

Potavo, ho potato, pensando a mio papà Teudis, a quegli anni lontani, a quel bonsai sulla finestra e a tutta la gente di quei tempi, la cui maggior parte sento ancora.


Ora so, ma lo sapevo già, che anche se questo bonsai dovesse non farcela io ce la farò. Se servirà ne curerò un altro o un altro ancora. Io non mi abbatto. E il bonsai (questo o un altro) sarà sempre accanto a me per ricordarmelo.



"Ratatouille. Bellissimo quando ne trovi uno. Tutti ne abbiamo uno. Basta cercarlo. Basta volerlo"
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