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  • Immagine del redattoreEl Pincha Uvas

Non un capello

Mia mamma.

Siamo circa nel 1992. Avevo 14 anni.

Ero arrivato da 2 anni. Era già la quarta città in cui mi toccava vivere.

Ogni volta che mio padre veniva promosso la famiglia doveva ricostruire tutto in un altro paese.

E' lì, a Figueres, che i miei si sono separati.

Mia mamma per salvarsi, per ricostruirsi di nuovo, è andata a vivere da sua sorella a 100 km da me.

In fondo, purtroppo, non ce l'ha mai fatta a ricominciare. Il suo cuore era troppo spezzato.

Il cielo l'ha chiamata circa 7 anni dopo.

Maledetto tumore.


Mia mamma si chiamava Anna, come mia figlia.

Mia mamma mi è mancata (da) troppo presto.

Colpa della separazione, della lontananza e del cancro.

Quel vuoto mi accompagna ancora adesso.


Mia mamma mi ha insegnato tanto.

Mia mamma era la semplicità, l'umiltà.

Mia mamma era buona.

Mia mamma, come le donne di una volta, puliva i pavimenti di casa in ginocchio o curava una ad una le foglie del nostro grande ficus.

Mia mamma piantava i fiori, e mangiava i cibi del suo orto.

Mia mamma ha tentato di ricostruirsi facendo la cameriera. Come quando aveva 11 anni e viveva e lavorava in un albergo di Sant Hilari. Erano altri tempi. Si iniziava subito a lavorare.


Mia mamma mi ha insegnato il rispetto per chi lavora, per chi fa fatica e per chi si sacrifica.

Mia mamma mi ha insegnato l'importanza delle cose semplici.

Mia mamma mi ha insegnato tanto.

 

Maria Antonia è mia zia. La sorella di mio papà.

Lei è tosta.

Ora è in pensione.

Per me lei era la zia alternativa.

Mia zia mi ha aiutato in tanti passaggi della mia vita.

Ancora oggi che sono un uomo adulto, mi rimette in riga quando lo ritiene necessario.

Io ascolto. Penso a quello che mi dice. Solitamente ha ragione.

Mi raddrizzo. E proseguo la mia strada.

Auguro a tutti di avere una zia Maria Antonia nella propria vita.

 

Esther è mia sorella.

A lei non piace essere nominata troppo. Quindi non scriverò su di lei.

Ma c'è.

 

Stefi è mia sorella. Anche se non abbiamo lo stesso sangue.

Ci siamo l'un per l'altra. Ci cerchiamo. Ci aiutiamo. Ci sosteniamo.

Non sempre serve dirci tutto. Non è necessario.

Tra fratelli è così.

 

Emma è qualcuno molto speciale per me.

E io lo sono per lei.

Ci conosciamo da sempre.

Viviamo a 1000 km di distanza.

Ma le nostre energie sono sempre connesse.

 

Antonia (mia nonna) e Marisa (bisnonna materna dei miei figli) erano donne di altri tempi.

Erano completamente diverse fra di loro. Ma ragazzi miei, che donne. Che donne!

Hanno educato intere generazioni con intelligenza, durezza ed affetto.

Bisogna imparare da donne così

 

Anna è mia figlia. Ha 17 anni.

Lei ha lottato come un leone.

E' forte come il marmo di Carrara.

Lei è sensibilità, tenerezza, responsabiltà, certezza, presenza, sorriso.

Guardando lei sono diventato una persona migliore.

 

La mia vita è piena di donne importantissime.

Noi uomini possiamo solo ringraziare che le donne esistano.

Sono sempre un passo avanti a noi. Senza di loro saremmo persi.

Non ascoltate i maschi alfa che pensano di non aver bisogno di niente e di nessuno. Dicono cazzate!

 

Ma come ci si permette di toccare un capello ad un donna?

Vorrebbe dire toccarlo a tua mamma, a tua figlia, alla zia, alla nonna o alla tua miglior amica.


Che cosa possiamo fare noi per cambiare il mondo?

Educhiamo!! Educhiamo!! Educhiamo!!


Non c'è altra strada.

Educhiamo al bello, al rispetto, alla fatica.

Riempiamo di affetto il cuore dei ragazzi. Non di cose!!

Riempiamo di criterio la testa dei ragazzi. Non di "voglia di potere"!!

Trascorriamo insieme tempo di qualità.

Impariamo a voler bene.


Gli uomini che fanno del male, solitamente, hanno dei grandi vuoti affettivi. Quando sono rifiutati, si sentono persi. E perdono l'uso della ragione.

Aiutiamoci a diventare grandi avendo il cuore pieno di cose belle.

Educhiamo i ragazzi a difendere il giusto, e riportiamoli sulla retta via quando camminano storti.


Le donne NON si toccano. Punto.

"Non un capello...."


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Ah, e una certezza sulle pene non sarebbe male.... In alcuni casi, si dovrebbe chiudere la porta della cella e buttare via la chiave. Punto.





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EL PINCHA UVAS

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