Come stai?
- El Pincha Uvas

- 10 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Entro al Tigros a fare una piccola spesa per il pranzo.
Prima della sbarra automatica, laddove si prendono i cesti gialli, ascolto parlare due donne che si conoscono e si salutano:
"Come stai?"
"Bene, ma stanchissima".
Quel "ma" dopo la virgola significa che non è vero che sta bene, significa che ciò che le preme principalmente è la stanchezza.
"Sono stanco, sono stanca".
"Ho una settimana di fuoco".
"Al lavoro è una follia".
Ciò di cui sono stanco io è sentire frasi come queste. Non vanno dette come se fossero dei semplici intercalari.
Quando le sento penso a I., L., S., C., S. e altri.
Sono iniziali di persone che conoscevo.
Sono iniziali di nomi di persone che non ci sono più perché hanno deciso volontariamente di non esserci più.
C. ci ha lasciato solo la settimana scorsa.
Ognuno di noi è libero di decidere dove mette il focus; ad esempio, può continuare a metterlo sulla stanchezza per colpa del lavoro.
Io non lo voglio fare. La vita è fatta anche di altro.
Voglio che la stanchezza sia solo uno strumento per raggiungere qualcosa di più grande.
Non voglio che la stanchezza definisca ciò che faccio.
Fare sport mi devasta? In salita vorrei buttare via la bicicletta? Sì, ma quanto è bello arrivare in cima e guardare l'orizzonte o il tramonto? "Sono stanco, ma senza la stanchezza non potrei vedere quel paesaggio."
Studiare a 48 anni è una noia? Sì, certo. Ma quanto è bello quando impari cose nuove?
Lavorare è stancante? Sì, una palla. Ma quanto è bello sapere che posso avere un frigo con dentro qualcosa o comprarmi una maglietta se una delle mie si rompe? Molte persone che aiutiamo con Amici in Aiuto non hanno questa possibilità.
Crescere i miei tre raggi di sole è difficile? Certo, anzi no, è la cosa più bella che mi sia mai capitata. È proprio per questo che la fatica passa in secondo piano.
Mi spiace non aver dedicato del tempo a C.
Mi spiace aver saputo anni dopo della scomparsa di S. Gli o le volevo un bene profondo; abbiamo vissuto tante cose assieme negli anni del liceo. Ci penso spessissimo, davvero spesso. La vita ci aveva portato per strade diverse, ma mi manca molto.
Quando sarò vecchio voglio raccontare ai miei nipoti, se li avrò, che sono esausto.
"Bimbi, il nonno è stanco, ma lo è perché diceva sempre che si sarebbe riposato da morto. Il nonno, da tantissimi anni, non ha mai smesso di darsi da fare per cercare cose piene di luce. Ora sono vecchio, ma voglio continuare a farlo".
Io il buio l'ho visto. Ci sono stato. Mi ha abbracciato. Mi ha avvolto. Mi ha fagocitato e mi voleva portare via. Due volte. Una era più buia dell'altra.
Io so che trovare l'equilibrio non è per nulla facile.
Io so che stare nella luce è molto difficile.
Vorrei avere sempre un sorriso in volto. Io in quel buio non ci torno più.
Vorrei che tutti potessero invertire la frase da "Sto bene, ma sono stanco" a "Sono stanco, ma sto molto bene".
Sembra la stessa frase. Se la leggi bene capisci che non lo è. Non lo è per nulla.
La differenza è profonda e sostanziale.
La nostra vita è piena di luce. Lo è quella di tutti.
Allunghiamo la mano. Magari chi è nel buio la prende. Il buio è una merda.
Prendiamoci per mano per andare assieme nella luce.
"Come stai? Questa è la mia mano. È grande, c'è posto per tutti."





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