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Il Gino

Ci ha lasciati, "il Gino". E non ce lo aspettavamo.

Ci ha lasciato come tutti l'abbiamo conosciuto. Ci ha lasciato essendo all'opera. Ci ha lasciati all'improvviso mentre potava le siepi del giardino.

Il Gino era il papà della Paola e il suocero del Paolo, detti "i Paoli". Sì, "il Paolo" e "la Paola", con gli articoli davanti.


"I Paoli" sono sempre lì per me. Nonostante le mie mille vicissitudini sono sempre lì.


Il Paolo, mio compagno fedele di tante battaglie, mi abbraccia o mi sgrida in base a ciò che serve. Ma siamo come don Chisciotte e Sancho Panza. Io faccio le guerre coi mulini a vento. Io vado avanti. E lui mi segue ovunque io vada. Lo fa perchè mi vuole bene. E perchè vede qualcosa di bello per se'.


La Paola è lì. Riservata, ma è lì. E' l'equilibrio di Paolo. E' la sua dolce metà. E Paolo la sua. La Paola ha un cuore d'oro.


Loro sono i Paoli. Insieme ai loro due meravigliosi raggi di sole.


E "il Gino"?

Era un uomo di altri tempi, "il Gino". Uno di quelli il cui tempo non si fermava mai, il cui tempo era sempre pieno perchè "un uomo mica poteva stare con le braccia incrociate". Era quell'uomo che aveva sempre il tempo per innaffiare il giardino, tagliare le siepi, far mangiare la polvere in bicicletta a suo genero, sistemare l'auto di chiunque o gioire sinceramente quando ci vedeva lì a cena. Bastava un suo sorriso.


Per "il Gino" avevamo tutti rigorosamente l'articolo: "il Teudis", "il Cigno", "il Paolo", "il Civa", "il Marcello" o molti altri. Tutti sempre con l'articolo davanti e sempre con le espressioni dette rigorosamente in dialetto.


"Il Gino" era uno di quegli uomini -beati loro- che raccontavano tutto senza dire nulla. Erano lì. "Il Gino" era lì. E la sua presenza diceva molto. Diceva tutto.


"Gino", manchi a tutti noi. Compreso a me che ti vedevo e conoscevo poco.

Volevo fare una regalo a Paolo e Paola. E ho pensato a te, Gino. Alla tua foto. A quella foto che tua figlia ha come screensaver.

Grazie alla tecnica del "transfer" -e a un pò di lavorazioni su un semplice asse di legno- ho ricreato una foto rustica, quasi vecchia, anticata, dove ci sei tu che voghi sul tuo amato fiume. Se guardi la foto sul legno sembra come te. Semplice, non perfetta, ma solida e piena di tutto.


Quando la Paola (con l'articolo come voleva "il Gino") ha visto la foto ci siamo abbracciati. Anche noi non ci siamo detti quasi nulla. Ma so che ci siamo detti proprio tutto. E saremmo rimasti lì abbracciati, in silenzio, per un sacco di tempo per continuare a dirci tante cose.


Ti vogliamo bene Gino.

Vi voglio bene Paoli.

Ciao Gino.










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