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  • El Pincha Uvas

Mio papà. Mia mamma.

Mia mamma è mancata nel 1999.

Mio papà è mancato nel 2001.

Ero un ragazzino.


Sono cresciuto costruendomi e ricostruendomi.

Ho vissuto sette vite. Come i gatti.



Mia mamma era il cuore.

Lei in casa rappresentava il senso di famiglia, l'amore, la dolcezza, l'attenzione, la coccola.

Peccato che dai miei 14 anni ha vissuto lontana da me.

E poi è andata via per sempre troppo presto per imparare di più da lei.




Amavo mio papà.

Odiavo mio papà.

Amore e odio. Come succede a tanti.


Fuori di casa era un uomo con un gigantesco carisma. Era una presenza.

Diventava un punto di riferimento ovunque andava.

Dentro le mura di casa trasmetteva pressione, aspettativa, rigidità, serietà, silenzio.

Ma mi sarei ucciso per lui.


Tutto ciò che viviamo, che ci capita, che superiamo, ci fa essere ciò che siamo.

Tutto ciò che ci viene donato trasporta un bene profondo.

Lo vedremo solo se cerchiamo in profondità.


Il cuore, se non vedrà il bello, piano piano si seccherà.

Il cuore, se bagnato, batterà meglio.


Il bene c'è anche se il paesaggio sembra tutto nero.

E' assurdo. E' inaspettato. Potete non credermi. Ma è così.


Ho affrontato mille battaglie.

Da piccolo, da adolescente e da adulto.

Chi mi conosce bene lo sa.

E da quando sono stato in grado di grattare la superficie ho sempre, sempre, sempre trovato qualche cosa di buono per me.

Anche in carenza di luce. Anche quando faticavo a respirare o vivevo in apnea!


Non bisogna vivere "nello scontato".

Tutto è un regalo.


Tutto va guardato, approfondito, vissuto.

Nulla è così perchè "è sempre stato così".

Mai si deve dire "questo esiste perchè è giusto così".

Fanculo a queste frasi che odio ogni volta che le sento.


Penso molto a non dare per scontate le cose.

Il giorno 20 dicembre sarebbe stato il compleanno di mio papà. Non posso dargli un bacio.

E non potrò festeggiare nulla nemmeno con mia mamma.

Vorrei vedessero come sono diventato.

Vorrei un abbraccio. Una chiacchiera.

Vorrei sapessero come penso e ciò che faccio.

Vorrei vedessero come "sono papà dei miei tre raggi di sole".

E vorrei potessero stare tantissimo con loro.



Non date nulla per scontato.

Non farlo nemmeno tu che leggi.

Devi fare una Natale a distanza? Nessun problema. Ce ne saranno altri mille!


Hai un papà che ti sembra un "rompi scatole"? Non riesci a capirlo? Guardati "da fuori". Fallo come Patrick Swayze in Ghost. E troverai la chiave. Tuo papà ti ama. Ci scommetto tutto quello che ho. Probabilmente non sa dirlo. Non sa come fare. Al mio succedeva. Aiutalo tu.


Hai una mamma?

Hai una sorella con cui non parli da tempo? Chiamala!

Hai un marito o una moglie?

Hai dei figli?


Non bisogna dare per scontato nulla. NULLA!


Non aspettiamo che una cosa non ci sia più per dire "cavolo, come mi manca!".

Il momento giusto non era ieri. Non sarà domani.

Il momento giusto per riconoscere ciò che abbiamo è "adesso"!!


Ora, mentre leggi questo pezzo, pensa a ciò che hai, anche se faticoso. E ringrazia.

Vai da chi vuoi bene e abbraccia, bacia. Oppure videochiama e dillo.

Nulla è perduto. Tutto si recupera.

Io vorrei dire a mio padre che lo amo -ma ne era consapevole-.

Io vorrei ringraziare mia mia mamma perchè mi ha lasciato in custodia la sua dolcezza e semplicità.

Vorrei. Ma non posso farlo.


Con mia sorella abbiamo imparato a dirci cose che prima mai avremmo detto.


Non mollare gli affetti.

Sforzati. Sii cosciente del bello che ti circonda.

Non c'è distanza, pandemia o difficoltà che possano seccare un cuore che è sempre bagnato.


Se serve, fai il primo passo.

L'orgoglio è una brutta bestia!


Chissenefrega di ciò che la vita ti ha dato fino a ieri.

Guarda ciò che hai oggi.

Corri dietro al bello che vuoi raggiungere.

Lotta per ciò che ti fa sognare.


E non aspettare domani.
Ora. Il tuo momento è ora!


T'estimo papa.

T'estimo mama.


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